’77. UNA STORIA DI QUARANT’ANNI FA NEI LAVORI DI TANO D’AMICO E PABLO ECHAURREN

 

 

Mostra promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, organizzata dal Centro Sperimentale di Fotografia Adams e curata da Gabriele Agostini. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura

 

La mostra è il ritratto dell’umanità e dei fatti accaduti nell’anno 1977, la storia di una generazione e di un paese raccontata attraverso le immagini fotografiche di Tano D’Amico e le opere di Pablo Echaurren. La sperimentazione artistica e culturale che nel ’77 è diventata pratica e linguaggio di massa ha ispirato la scelta delle opere di queste due personalità significative, il fotografo Tano D’Amico e l’artista Pablo Echaurren, per la loro storia personale, politica e artistica all’interno del movimento del ’77.
La mostra si struttura attorno ad aree tematico-emozionali che restituiscono il contesto in cui matura e si forma il linguaggio del movimento del ’77. Le aree individuate riguardano: le facce, le feste, le donne, il rapporto uomo-donna, l’opposizione, la morte e il sangue, le lettere, la comunicazione alogica, la poesia visiva, la creatività urbana…
L’ esposizione di circa 200 opere è arricchita dall’uscita del libro Il piombo e le rose. Utopia e creatività del Movimento 1977, edito da Postcart, dalla proiezione di filmati e da una postazione informatica per la consultazione di stampa e quotidiani dell’epoca. Durante lo svolgimento della mostra sono previsti tre seminari tematici con giornalisti, storici e protagonisti del “movimento.”
Sarà inoltre proiettato il documentario Indiani Metropolitani, scritto da Claudia Salaris, diretto da Antonella Sgambati e prodotto dalla Fondazione Echaurren Salaris.

 

Tano D’Amico, nato a Lipari il 29 luglio 1942, giornalista professionista e fotoreporter, si sposta a Roma nel 1967 nel clima della contestazione e si accosta quasi per caso alla fotografia. Inizia una lunga collaborazione con “Lotta Continua” e con “Potere Operaio”.
I primi reportage sono dedicati al sud, alla Sicilia e alla Sardegna, ma viaggia anche all’estero per “Il mondo”: va nell’lrlanda della l guerra civile, nella Grecia dei colonelli, nella Spagna franchista, in Portogallo durante la rivoluzione dei garofani, più volte in Palestina, Somalia, Bosnia, Chiapas, Stati Uniti ecc. Il suo sguardo si distingue subito da quello degli altri fotografi. Non gli interessano i fatti di cronaca quanto piuttosto le ragioni che li producono.
Segue da vicino il movimento studentesco e operaio lungo tutto il suo percorso, attraversando per intero gli anni Settanta, con immagini che vanno – come dirà – “oltre il cliché della violenza”. È vicino agli operai, ai minatori, alle femministe. Fotografa le carceri, le caserme, i manicomi. Lavora anche con gli zingari cercando di raccontarli più con immagini di gioia che di povertà e dolore. D’Amico è il fotografo dei senza potere, dei vinti, riuscendo a cogliere la bellezza del disagio sociale. Le sue immagini cercano di restituire dignità a coloro ai quali la dignità è stata tolta.
Li rappresenta con complicità, simpatia, partecipazione, facendo del bianco e nero e dell’obiettivo 35 mm una precisa scelta stilistica.

 

Pablo Echaurren nasce a Roma nel 1951. Inizia a dipingere a diciotto anni e, tramite Gianfranco  Baruchello, viene scoperto dal critico e gallerista Arturo Schwarz che fa conoscere il suo lavoro in Italia e all’estero. Tra il 1971 e il 1975 espone a Berlino, Basilea, Filadelfia, Zurigo, New York, Bruxelles e nel  1975 è invitato alla Biennale di Parigi.

Il suo esordio avviene all’insegna di un minimalismo, di una concettualità e di un’antipittoricità alternativi all’idea di opera d’arte come feticcio. Questa è la direzione in cui l’artista si è mosso da allora, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi e nuove forme di espressione, senza mai adagiarsi sul già fatto.

Non solo pittore, si è impegnato in un’intensa attività applicata, realizzando illustrazioni, manifesti e copertine, tra cui quella del best seller Porci con le ali, nonché “metafumetti” che indagano sul possibile rapporto tra avanguardia e arte popolare, cercando quel necessario e fecondo cortocircuito tra “alto” e “basso”, tra cultura e leggerezza, in sintonia con l’ideale di un’arte diffusa. La sua creatività si è sviluppata anche nel campo della scrittura, pubblicando romanzi e pamphlet sul mondo dell’arte.

Dopo il Duemila la sua poliedrica produzione è stata presentata in alcune esposizioni personali: Pablo Echaurren. Dagli anni Settanta a oggi (Chiostro del Bramante, Roma 2004); Pablo Echaurren a Siena (Palazzo Pubblico, Siena 2008); Crhomo Sapiens (Museo della Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, Roma 2010-11); Lasciare il segno (MAR, Ravenna 2011); Al ritmo dei Ramones (Auditorium Parco della Musica, Roma 2006); L’invenzione del basso (Auditorium Parco della Musica, Roma 2009); Baroque’n’Roll (MACRO, Roma 2011); Matta: Roberto Sebastian Matta, Gordon Matta-Clark, Pablo Echaurren (Fondazione Querini Stampalia,Venezia 2013); Iconoclast (Estorick Collection of Modern Italian Art, Londra 2014); Contropittura (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma 2015-16); Make Art Not Money (Museo Nacional de Bellas Artes, Santiago del Cile 2016); Du champ magnétique. Opere 1977-2017 (Scala Contarini del Bovolo, Venezia 2017), Ritmo Barocco (Palazzo Sforza Cesarini, Genzano di Roma 2017).

 

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Pablo Echaurren nella tipografia di “Lotta Continua”. Foto di Tano D’Amico (1977)

 

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Il piombo e le rose. Utopia e creatività del Movimento 1977, ed. Postcart. testi di Gabriele Agostini, Tano D’Amico, Pablo Echaurren, Diego Mormorio, Raffaella Perna, Kevin Repp, Claudia Salaris, Gianfranco Sanguinetti. Foto di Tano D’Amico e opere di Pablo Echaurren

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