Pablo
Echaurren

Pittura. Intorno al 1970 Pablo Echaurren ha realizzato i primi «quadratini», acquerelli e smalti di piccole dimensioni, in cui l’immagine risulta frammentata e inscritta in minuscoli riquadri tratteggiati, addentellati come francobolli non ancora staccati. Piccoli apologhi illustrati, la cui dimensione non ha niente di naturalistico, ma, anzi, è tutta mentale, concettuale, ideologica e psicoanalitica. Fino al declinare degli anni ottanta Pablo Echaurren produce solo opere su carta, acquerelli, smalti e collage. Nel 1988 crea i primi acrilici su tela, in cui si intrecciano riferimenti all’immaginario dei cartoon e citazioni tratte dal repertorio iconografico delle avanguardie storiche, soprattutto del futurismo.

Tra il 1989 e il 1990, egli lavora a una serie di grandi tele su cui si sedimentano graffiti metropolitani, cancellazioni di scritte politiche, segni stereotipati del nostro sistema comunicante, emblemi e figurazioni allegoriche d’ascendenza medioevale, suggestioni dell’arte precolombiana.

Nelle opere più recenti al centro della narrazione si pone la tematica del monstrum, che genera visioni inquietanti, in cui si mescolano allegre calate agli inferi dell’onirismo più macabro, antiche drôlerie, interferenze fumettistiche, ruvidezza punk e figure radicate nella cultura popolare, dalla tradizione gotica a quella sudamericana.

Collage. Dopo i primi collage minimalisti, che risalgono alla fine degli anni settanta, Pablo Echaurren realizza, nella prima metà degli anni novanta, una nuova serie di opere, assemblando il sacro e il profano, brandelli di fumetti e vecchie carte futuriste, rintracciate nel mercato dei libri usati.

Il ruolo centrale della figura, così evidente in questi ultimi lavori, scompare invece nei successivi collage dai colori acidi, che intercettano la poesia visiva tra tensioni di rigoroso costruttivismo formale neoplasticista e la scelta di una comunicazione dissacrante qual è quella delle fanzine punk e in genere delle controculture.

Ceramica. All’inizio degli anni novanta Pablo Echaurren visita per la prima volta la storica Bottega Gatti di Faenza, che aveva dato avvio alla prima produzione di ceramica futurista. Stimolato da Davide Servadei, che ne è l’animatore, da allora si impegna in una costante produzione di opere in maiolica, captando diverse suggestioni: il futurismo, l’iconografia sudamericana e soprattutto la grottesca faentina, una delle forme del manierismo, nata nel Cinquecento in seguito alla scoperta delle pitture parietali della Domus Aurea. Nel rinfrescare questa antica pratica, l’artista adotta la tecnica del «berettino» con le sfumature di blu chiaro su blu scuro e lumeggiature di bianco, sostituendo, però, le originarie figurazioni della tradizione con i mostri del proprio immaginario.

Illustrazioni, fumetti ecc. La formula dei primi dipinti di Pablo Echaurren, i «quadratini», è divenuta nota al pubblico grazie alla serie di copertine disegnate dall’artista per alcune collane dell’editore Savelli, in cui sono apparsi libri di vasta diffusione, come Porci con le ali.

Dagli anni ottanta a oggi egli ha collaborato a diversi periodici ("Alter-alter", "Frigidaire", "Linus", "L'Espresso", "Rinascita", "La Nuova ecologia", "Tango", "Carta", “L’Unità” ecc.).

Oltre a realizzare copertine e illustrazioni, ha disegnato fumetti ‘colti’, vite di poeti narrate in strip (da Majakovskij a Marinetti), e numerosi manifesti (tra cui quelli per il Comune di Roma, il festival rock Arezzo Wave, il festival di Sanremo) . Il suo è un intervento d’applicazioni a tutto campo, che comprende anche calendari, blocchi, quaderni, packaging di programmi e floppy-disc, copertine di dischi e cd, t-shirt , felpe, gadget, borse, spillette, berretti, distintivi, autoadesivi, cartoline, mobili, orologi, francobolli ecc.

Arazzi. Lo stretto legame che corre tra pittura e decorazione, arte e artigianato, si evidenzia nelle opere realizzate da Pablo Echaurren con la collaborazione di alcuni artigiani eccellenti, come nel caso delle tarsie in panno imbottite, cucite da Marta Pederzoli nel suo laboratorio di Riolo Terme. Create a partire dal 1999, le tarsie sono superfici morbide e policromatiche che sconfinano dalla dimensione visiva verso quella del tattilismo.

Gioielli. I gioielli disegnati da Pablo Echaurren sono realizzati, in edizione limitata, da Maria Paola Ranfi.

 

Figlio d’arte, Pablo Echaurren nasce a Roma il 22 gennaio 1951 da Angela Faranda, attrice italiana, e dal pittore cileno Roberto Sebastian Matta Echaurren. Inizia a dipingere a diciotto anni e viene subito scoperto da Arturo Schwarz, patron del dada-surrealismo in Italia, titolare all’epoca di una galleria milanese.

Sinistra: 1969, Foto di Gianfranco Baruchello; destra: Pablo con il padre Sebastian Matta, 1967

Tra il 1973 e il 1975 Echaurren espone a Roma, Milano, Basilea, Philadephia, Zurigo, Berlino, New York, Bruxelles. Nel 1975 partecipa alla Biennale di Parigi. Nel 1983 è al Palazzo delle Esposizioni di Roma (con Altan e Andrea Pazienza), dove tornerà nel 1995 con una mostra personale di omaggio al futurismo. È presente in numerose rassegne, tra cui, Anniottanta (Bologna, 1985), XI Quadriennale (Roma, 1986), Artoon (Roma, 1989).

Sinistra: Con Francesco De Gregori. Foto di Mario Dondero, 1987; destra: Con Claudia Salaris. Foto di Tano D'Amico, 1977

Giovanissimo, entra in contatto con Louis Aragon e Max Ernst. I primi a segnalare il suo lavoro sono Cesare Vivaldi, Emilio Villa, Henry Martin, Giuliano Briganti e Achille Bonito Oliva. In seguito ne scrivono , fra gli altri, Renato Barilli, Enzo Siciliano, Enzo Biffi Gentili, Giovanni Testori, Maurizio Calvesi, Paola Pallottino, Vincenzo Mollica.

Foto di Franco Angeli, 1973

Sullo sfondo dell’ultima pop art, dell’arte povera, del minimalismo e del concettuale, nei primi anni settanta Pablo Echaurren mette a punto un proprio universo lessicale in cui confluiscono varie sollecitazioni: il mondo miniaturizzato di Oyvind Fahlström e di Gianfranco Baruchello, il segno dell'antico maestro giapponese Hokusai, le citazioni fumettistiche di Roy Lichtenstein, ma anche le immagini scientifiche dei libri di storia naturale, zoologia e botanica, nonché l’orizzonte del comic. In un secondo momento, il confronto con il patrimonio iconografico della storia dell’arte si allarga in un costante dialogo con le avanguardie storiche, futurismo, dadaismo, cubismo, che egli rivisita con lo sguardo d'un abitante del villaggio globale, nutrito di immagini telematiche e messaggi massmediatici.

Foto di Corinto, 1993

La sua ricerca pittorica si dilata anche nella direzione dell’arte moltiplicata. Egli disegna copertine (tra cui quella del best seller Porci con le ali ), manifesti (per Festival di Sanremo, Comune di Roma, Motorola ecc.), calendari e pubblicità (per Coca Cola, Lav, Buffetti ecc.), controfumetti d'avanguardia (per “Alter Alter”, “Linus”, “Frigidaire”), orologi (per Swatch), francobolli (per le poste italiane), nonché copertine di cd e lp, magliette, spillette, mobili, gioielli ecc. Nel corso del tempo collabora con scritti e disegni a numerosi giornali.

Sinistra: Foto di Giliola Chistè, 1996; destra: Foto di Pino Settanni, 1997

Dal 1997 Pablo Echaurren è Accademico di San Luca. Ma, accademico sui generis, contemporaneamente fonda con Giuseppe Tubi, nick name di un artista digitale, il Partito del tubo, una sorta di comunità mediatica, che partecipa a diverse mostre e iniziative: all’interno del progetto Oreste, è invitato alla Biennale di Venezia nel 1999.

Sinistra: In televisione durante un’intervista con Vincenzo Mollica, 2008; destra: Abito disegnato dall’artista su un manichino con le proprie fattezze, 2005

Negli anni settanta il suo stile è diventato popolare tra i ragazzi attraverso le copertine per le collane delle edizioni Savelli, ma il suo rapporto con i giovani è sempre vivo anche oggi. Infatti, non solo egli ha curato dal 1990 l’immagine del festival rock Arezzo Wave, ma è stato tra i promotori di alcune riviste controculturali. Il suo lavoro, peraltro, ha sempre mantenuto un intenso e partecipato rapporto con i movimenti e il sociale.

A casa, 2008

Da una lunga attività creativa, condotta nel carcere di Rebibbia con un gruppo di detenuti, è nato il film Piccoli ergastoli, presentato alla Mostra internazionale del cinema di Venezia nel 1997. Autore di saggi (tra cui Controcultura in Italia; Il suicidio dell’arte, 2001), romanzi e racconti (Compagni, 1998; Delitto d’autore, 2002; L’invasione degli Astratti, 2004), ha pubblicato anche una serie di biografie illustrate, dedicate a F.T. Marinetti, Tristan Tzara, Picasso, Dino Campana, Ezra Pound, Vladimir Majakovskij ecc.

Con Edoardo Vianello, 2008

L’arte di Pablo Echaurren nel complesso si svolge in un continuo altalenare tra alto e basso , dai dipinti ai poster, dalle ceramiche agli arazzi e alle vetrate, secondo un approccio intellettuale e manuale proprio del laboratorio artistico, che soprattutto in Italia vanta una lunga tradizione, dalle botteghe medioevali e rinascimentali fino alle case d’arte futuriste. Ne discende un’idea dell’artista come artefice e inventore a tutto campo, indifferente agli steccati e alle gerarchie che solitamente tendono a comprimere l’inventività.

Con Claudia Salaris. Foto di Antonella Di Girolamo, 2008

Nel 2004 il Comune di Roma ha voluto ricordare la sua attività molteplice, promuovendo la mostra antologica Pablo Echaurren. Dagli anni settanta a oggi, allestita nelle sale del Chiostro del Bramante, a cura di Fabio Benzi, Gianluca Marziani e Federica Pirani.

Sinistra: Marky Ramone sul set del film The Holy Family, Roma 2007; destra: Con Melissa Auf der Maur. Foto di Dario Nardacci, 2009

Dopo la personale all’Auditorium di Roma (2006), a cura di Achille Bonito Oliva, dedicata alla sua band preferita, i Ramones, nel 2007 Echaurren ha girato il film The Holy Family , con Uliano Paolozzi Balestrini e la partecipazione del batterista Marky Ramone.

Con Antonio Pennacchi, 2009

Nel 2009 il MIAAO (Museo Internazionale di Arti Applicate Oggi) di Torino decide di celebrare il centenario del Futurismo con una mostra incentrata sul lavoro di Echaurren. Nello stesso anno prende forma il progetto L’invenzione del basso (sempre all’Auditorium di Roma) che, accanto a quadri e collage dedicati al basso elettrico, propone una selezione di strumenti veri e propri proveniente dalla collezione di Echaurren.

Sinistra: L’artista con la sua installazione Memoria del futuro, Ara Pacis, Roma 2012; destra: Pubblicità per la mostra Crhomo Sapiens al museo della Fondazione Roma, 2010-2011

Nel 2010-2011 il museo della Fondazione Roma ospita a Roma la mostra antologica Crhomo Sapiens, a cura di Nicoletta Zanella. Nel 2011 l’artista espone al MACRO l’allestimento in ceramica Baroque’n’Roll, a cura di Luca Massimo Barbero. Nello stesso anno viene invitato alla Biennale di Venezia. Presso il MAR di Ravenna si tiene l’esposizione Lasciare il segno, curata da Claudio Spadoni.

Il presidente Giorgio Napolitano riceve le illustrazioni della Costituzione italiana realizzate da Pablo Echaurren, 2011. Nella foto, anche l’artista e Nicola Zingaretti.

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